Quegli oggetti misteriosi

Questa breve storia descrive il mio incontro con un anziano signore. L’ho conosciuto nel negozio dove lavoravo come commessa, quasi un anno fa ormai.

Entrava nel negozio con un’andatura traballante, viso scalfito dall’età, corporatura robusta tondeggiante, ingobbito dal peso degli accadimenti della vita. Mi salutava con cortesia e mi sorrideva. La voce ora mi ricorda il personaggio di Orfeo (il venditore dei surgelati) interpretato da Max Cavallari dei Fichi d’India.

Era dolcemente buffo. Mi chiedeva di riempire la sua scatoletta di latta da 100g di tè verde Gunpowder. Voleva essere certo di non tornare a casa a mani vuote. Sembrava un bambino quando vede un barattolo di caramelle e ne vuole fare razzìa.

Gli piaceva solo quel tipo di tè, e fino all’ultima volta che l’ho visto entrare non ha mai abbandonato la scelta. Mi faceva tenerezza perché quella, come tante altre, erano abitudini che gli davano sicurezza.

Gli piaceva fermarsi con me vicino alla cassa per raccontarmi delle sue avventure di un tempo o per aggiornarmi delle condizioni di salute della moglie. Era lui che pensava a tutto. Mi raccomandava di riempire bene la scatola.

Ricordo che una delle volte che lo vidi mi raccontò una storia bizzarra che gli accadde quando era in Africa, promettendomi di mantenerne il segreto. Il suo volto era serio.

Avete presente quelle scene dei film con il negozio dall’insegna cadente, il proprietario seduto in silenzio a leggere una vecchia rivista e il giovane protagonista attratto da un oggetto apparentemente banale che invece si trasforma in un portale per un mondo dove si rischia addirittura la vita?!

Ecco, la sensazione che mi colpì fu quella, con un pizzico di disagio devo ammettere.

Ovviamente rispettai la sua richiesta di non farne parola con nessuno e continuerò ancora. Vi dico solo che trovò dei piccoli oggetti in questo bazar colorato e impolverato africano, che ancora oggi custodisce. Non so dirvi come mai ma il proprietario gli urlò parole incomprensibili cacciandolo dal negozio.

Me li mostrava avvolti in un fazzoletto di stoffa, per la prima volta. Li ricordo ancora, sul palmo della sua mano: raccontava dell’accaduto con un alone di mistero e di superstizione.

Da cinquant’anni portava con sé quest’ segreto. Non lo aveva mai raccontato a nessuno, mi ripeteva più volte.

E io, che mi aspettavo di ascoltare un suo vecchio ricordo di quando correva nei prati o giocava a nascondino!

Chissà che fine avranno fatto questi oggetti misteriosi.

Non so voi ma io preferisco non saperlo!

Autore: Serena

Amo ascoltare le storie delle persone e tradurre in parole le emozioni che nascono.

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