Nell’amore per la cucina, l’amore per se stessa

 

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                                                                                              Da San Martino di Polinago in provincia di Modena, inizia la sua storia quasi 80 anni fa, nel 1940.

Cresciuta con la mamma e i nonni, dopo le elementari va a fare la mezzadra lontano da casa, una bocca in meno da sfamare. “Ma stavo bene” mi dice. Le piace stare con le persone, a fare il fieno.

Poi un po’ più grande, come avviene forse per ogni ragazza emiliana,  va a fare la monda, per quaranta giorni: le donne, anche molto giovani, sono impiegate dalle 5 a mezzogiorno, un piatto di riso e poi di nuovo a lavorare, finché c’è luce.

Sta tutto il tempo con piedi e gambe a mollo nell’acqua, schiena curva e mani che estirpano le erbacce depositate ai lati del pianon. Ma lei sta bene anche lì, e ride! Insieme alle altre mondine canta tutto il tempo per non pensare alla fatica del lavoro. Si guadagna bene, mille lire e un kg di riso al giorno.

Ma all’età di 14 anni raggiunge gli zii a Cassano, il mio paese, perché i Signori per cui lavorano hanno bisogno di una serva, si perché allora non si usavano termini come colf o collaboratrice domestica, “Vado a fare la serva”, mi ripete ridendo e con orgoglio.

Così si ritrova in un piccolo paese del varesotto nel quale trova lavoro e il sentirsi parte di una famiglia che sempre ha ricercato.

E anche in questa realtà per 11 anni si occupa della pulizia interna ed esterna della villa, dei lavori domestici e della preparazione delle pietanze. Nonostante il lavoro impegnativo lei si sente sempre accolta, come una nipote, dai “ Signori”.

“Io stavo bene”, e ancora ride.

Intorno ai 24 anni si sposa e da lì vive una vita da regina, così la fa sentire il suo amato marito, anche davanti agli amici. La commozione cresce. Lui è mancato 11 anni fa.

Tra tutte queste vicissitudini, come ogni buona modenese, la cucina ha sempre fatto parte di lei, come respirare. Da che ne ho ricordo, è sempre stata una brava cuoca: avete presente quelle donne robuste, con il mattarello in mano? Ecco questa è l’immagine che ho di lei da sempre, cortese e sorridente.

Per lei è sempre stato un passatempo! E me lo ripete più volte come per convincermi.

“Ma sai che ho anche fatto la cuoca all’asilo di Cassano? Mi avevano messo in regola, anche qui mille lire al giorno: preparavo a casa solo il primo in un pentolone, poi mettevo tutto in un secchio con il coperchio e andavo a dispensarlo ai bambini. Quando mi vedevano mi correvano intorno entusiasti. Quando c’era da preparare la pasta con il  ragù, il macellaio mi regalava la trita, ci si aiutava una volta.”

E’ piacevole ascoltare la sua storia perché alcuni luoghi e alcune persone hanno fatto parte anche della mia vita.

Per questo motivo ricordiamo “quella cena” tra noi cortigiani, ho chiaro in mente perfino la disposizione al tavolo. Taverna con luce calda e tavolone in legno: io, mio papà, mia mamma, madre e figlia della casa a fianco, lei e una sua compaesana, di qualche corte più giù.

La protagonista della serata? L’inimitabile e insuperabile Tigella!

E’ inutile dirvi cosa è significato per le mie pupille gustative mangiare questa tipicità fatta dalle mani di una modenese doc: è come se nel suo dna scorressero coppie di tigelle al posto di purine e pirimidine. Insuperabile!

Per me la tigella è la tigella, ma da molti è conosciuta come crescentina (da impasto che cresce), ed è preparata con farina, strutto, lievito e acqua.  Ho saputo che il nome è dato dallo strumento usato per cuocerle.

Ricordo ancora di averne mangiate diverse quella sera, accompagnate con salumi, formaggi e la Cunza, un battuto di lardo, rosmarino e aglio, il mio preferito.

Rimanemmo tutti talmente soddisfatti che la mia mamma decise di comprare le piastre per poterle riproporre a casa nostra.

E’ quasi ora di pranzo, fra poco arriva suo genero e deve preparargli gli spaghetti alla carbonara.

La cosa che mi ha sempre colpito di lei è che, questa sua passione per il buon cibo, l’attenzione nella scelta dell’ingrediente, del tempo, continua ancora all’età di quasi 80 anni:  si prepara la pasta fatta in casa, le polpette o il risotto con lo stesso amore e la stessa cura di sempre, solo per lei.

In una realtà attuale fatta di ricerca personale attraverso conferenze, master illuminanti o “corsi dei 3 giorni per”, con una naturalezza disarmante mi riporta ad un gesto di una semplicità e di una potenza infinita: l’amore per se stessi attraverso l’atto del cucinare.

E ride. Perché tanto la vita va avanti.

Autore: Serena

Amo ascoltare le storie delle persone e tradurre in parole le emozioni che nascono.

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